Mio figlio ha iniziato a balbettare! Cosa posso fare?

 

Per fare una iniziale distinzione tra balbuzie primaria e secondaria è innanzitutto indispensabile conoscere l’età del bambino e da quanto tempo ha iniziato a balbettare. In ogni caso è bene consultare un professionista per avere un quadro generale e delle linee d’intervento. Anche se il bambino è piccolo, e quindi la sua balbuzie ha grandi probabilità di regredire spontaneamente, è utile una valutazione. Il logopedista saprà darvi utili consigli per affrontare la cosa senza che il bambino si accorga di nulla. Anzi, i consigli che si danno ai genitori di bambini piccoli andranno quasi sicuramente a rilassare il bambino, e di conseguenza a favorire il regredire del problema.

Il colloquio col logopedista non è motivo di stress per il bambino, di solito lo vede come un posto nuovo dove giocare con nuovi giochi, ma se avete timore o remore (è normale!) contattatemi con l’apposito form cliccando qui, proveremo a capirci qualcosa in più anche a distanza.

Per maggiori informazioni potete andare a questa pagina dedicata alla balbuzie.

 

Balbuzie

La balbuzie, più propriamente disfluenza verbale, è un disturbo del linguaggio in cui il flusso verbale viene alterato da diversi diversi fattori come interruzioni, esitazioni, ripetizioni e blocchi dell’eloquio.  E’ un problema che può portare grande frustrazione nella persona che ne viene colpita, causando spesso un vero e proprio “circolo vizioso” in cui disagio e disfluenza si alimentano l’un l’altro: ansia, scarsa autostima, nervosismo e stress non sono la causa della balbuzie, bensì molto spesso la conseguenza, e sono fattori che, a loro volta, aggravano il problema, riducendo la quantità di stress necessario per innescare la balbuzie.

Si può classificare la disfluenza in base alle caratteristiche del problema (tonica, clonica, mista, palilalica), in base alla sede anatomica del blocco (labio-coreica, gutturo-tetanica), ma la classificazione principale è quella che la suddivide, in base all’evoluzione, in primaria e secondaria.

La balbuzie primaria o infantile, è un disturbo piuttosto frequente che colpisce una grande percentuale di bambini nella prima infanzia (prevalentemente maschi) e che tende molto frequentemente a risolversi da sola. E’ dovuta ad una sorta di “periodo di rodaggio” del linguaggio.

la balbuzie secondaria, è il problema vero e proprio, consolidato, che si instaura, quasi esclusivamente, nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 14 anni. Colpisce circa l’un per cento della popolazione mondiale.


Come affrontare una disfluenza verbale

Nel caso di un disturbo primario l’intervento del logopedista deve essere quello di monitorare il caso (rivedendolo a distanza di tempo) e fornire consigli ai genitori come ad esempio:

  • Ascoltare il bambino, dandogli il tempo di esprimersi, senza prevaricarlo né completare le frasi per lui;
  • Non mettergli pressione (ad esempio chiedendogli di raccontare qualcosa davanti ad altre persone);
  • Essere un buon esempio: parlare con calma e rilassatezza, guardandolo negli occhi;
  • Non interromperlo mentre parla;
  • Non dargli consigli “semplicistici” del tipo: “respira”, “rilassati”, “una volta è sufficiente!”. Sono consigli spontanei, dati dalla volontà di aiutare il proprio bambino, ma purtroppo sono inutili, se  non dannosi.

La disfluenza secondaria va seguita e trattata, in maniera personalizzata, dal logopedista e dallo psicologo meglio se in equipe sinergica. Il logopedista è, infatti, la figura “tecnica” di riferimento, ma lo psicologo è comunque praticamente indispensabile, vista la complessità e la multisfaccettatura di questo disturbo, e tutti i risvolti psicologici che comporta.

In generale le tecniche logopediche vanno a migliorare e/o regolare: il rilassamento e la propriocezione, la respirazione, la coordinazione pneumo-fono-articolatoria, il ritmo dell’eloquio, l’articolazione dell’atto fonatorio e la coordinazione muscolare.

L’obiettivo del trattamento della balbuzie è migliorare in generale la comunicazione della persona, rendendola una persona più sicura e serena (“l’uomo è un animale comunicativo”), quindi oltre al lavoro sui sintomi è compito del logopedista insegnare tecniche di “compenso”, per aiutare il soggetto a bypassare il suo disturbo quando gli occorre.


Bibliografia e documenti utili:

Linee guida

Associazione italiana balbuzie

Difetti di pronuncia (dislalie)

Le dislalie sono tra le patologie logopediche più diffuse ed immediatamente percepibili anche ai “non addetti ai lavori”. L’esempio più tipico di difetto di pronuncia è il rotacismo, meglio conosciuto come “r moscia”, che in realtà, quando ben strutturato e armonioso, non viene riconosciuto come un problema da trattare, se non su richiesta del paziente stesso, quando lo reputa un disagio.

Sono disturbi causati ad alterazioni dell’apparato fono articolatorio, di origine organica o funzionale.

Le dislalie organiche sono dovute ad alterazioni anatomiche presenti alla nascita o acquisite in seguito a lesioni, tumori o infiammazioni, che impediscono il normale passaggio dell’aria negli organi risonatori (come naso e bocca). Le dislalie organiche più comuni sono dovute ad esempio a palatoschisi, malformazioni delle arcate dentarie, frenulo corto, adenoidi ipertrofiche, riniti croniche, …

Anche nell’adulto possiamo trovare dislalie organiche, per lesioni, paresi, tumori, infezioni che vadano a colpire l’apparato fono articolatorio.

Le dislalie funzionali invece non sono correlate a difetti anatomici, ma ad una cattiva impostazione di uno o più organo dell’apparato articolatorio, per cause che spesso coincidono con quelle della deglutizione deviata (con cui le dislalie spesso vanno a braccetto).

Le dislalie audiogene sono causate da disturbi nella corretta percezione dei suoni (ipoacusia, otiti ricorrenti). Il suono viene sentito poco o male e di conseguenza viene pronunciato male.


Quando e come intervenire 

A prescindere dalle cause è importante un intervento precoce, per prevenire e/o individuare altri disturbi del linguaggio e perché un intervento precoce è più breve, facile e previene gli eventuali stress e disagi che un disturbo del linguaggio può portare.

Se le cause sono organiche l’intervento logopedico potrà precedere, affiancare o seguire l’intervento medico che sarà quasi inevitabilmente necessario.

Nel caso di dislalie funzionali sarà compito del genitore e degli insegnanti (specialmente della scuola dell’infanzia) segnalare un sospetto disturbo di pronuncia. L’età in cui occorre attivarsi è abbastanza variabile sia da bambino a bambino che da fonema a fonema ma si aggira tra i 3 e i 4 anni d’età. A quattro anni il bambino dovrebbe essere in possesso di tutti i fonemi (di solito l’ultimo che si fissa è la “R”), se così non fosse è bene consultare un logopedista, che potrà dare consigli, rassicurare i genitori ed agire, all’occorrenza, anche in maniera indiretta, lasciando che siano i genitori a stimolare il bambino nella vita quotidiana e con esercizi mirati sotto forma di gioco. Questo approccio non sarà quasi percepito dal bambino, che non vivrà nessuno stress.

Disturbi specifici di Apprendimento (DSA)

I disturbi specifici di apprendimento sono un insieme di disturbi che colpiscono tra il 2 e il 4% della popolazione mondiale.

I DSA colpiscono l’acquisizione di alcune abilità specifiche (leggere, scrivere, fare i conti) e, di conseguenza, non permettono una completa autosufficienza nell’apprendimento in soggetti intelligenti, che sarebbero perfettamente in grado di imparare e con caratteristiche psicofisiche nella norma.

Fanno parte dei DSA:

  • Dislessia;
  • Disgrafia;
  • Disortografia;
  • Disturbo specifico della compitazione;
  • Discalculia.

Quando sospettare un DSA

La diagnosi formale di DSA viene effettuata intorno alla fine del II anno della scuola primaria (per la discalculia occorre attendere fino al terzo anno), ma prima si possono osservare alcuni fattori di rischio e diversi “campanelli d’allarme” che possono far sospettare qualcosa a genitori ed insegnanti.

Fattori di rischio più facilmente osservabili:

  • Ritardo di linguaggio;
  • Anamnesi familiare positiva per DSA (forte componente ereditaria).

Campanelli d’allarme nell’ultimo anno di scuola d’infanzia (esempi):

  • Confusione di suoni (“tasa” al posto di casa) o nella loro combinazione (“cimena” per cinema, “Gevona” per Genova, …);
  • Persistere di frasi incomplete dopo i 4 anni;
  • Uso di parole nel contesto sbagliato;
  • Sostituzione di lettere s/z – r/l – p/b;
  • Uso generalizzato di termini (“gatto” per ogni animale, “mela” per ogni frutto, …);
  • Scarsa abilità nell’utilizzo dei vocaboli in generale;
  • Difficoltà a memorizzare i nomi di oggetti e persone a lui familiari. Ad esempio sbaglia a denominare i colori pur conoscendoli ed utilizzandoli perfettamente;
  • Motricità globale (riscontrabile empiricamente osservando il bambino compiere percorsi, saltare battendo le mani, giocare a campana, …) e fine (allacciarsi le scarpe, impugnare un pennarello, aprire una cerniera, …) difficoltose o goffe;
  • Difficoltà nel copiare da un modello.

Campanelli d’allarme nel primo anno della scuola primaria (esempi):

  • Difficoltà a riconoscere i fonemi iniziali o finali delle parole (Gioco del bastimento: è arrivato un bastimento carico carico di… M –> “Mele!”);
  • Difficoltà di ragionare sulle parole stesse (competenza metalinguistica), il bambino può ad esempio indicare che la parola “anatroccolo” sia più corta della parola “leone”, perché non riesce a scollegare la forma dal significato;
  • Difficoltà nella copia dalla lavagna o dal libro;
  • Difficoltà a trovare la giusta direzione sinistra-destra nello scrivere;
  • Difficoltà a fare lo spelling anche di semplici parole;
  • Difficoltà a memorizzare sequenze (i giorni della settimana, le filastrocche, …);
  • Difficoltà nella comprensione di concetti matematici;
  • Copiatura di grafemi e simboli matematici (anche singoli) errata (ad esempio lettere e numeri speculari);
  • Difficoltà nell’imparare strategie matematiche utili a velocizzare i ragionamenti (regole, semplificazioni), causando così un sovraccarico di dati da elaborare.

E’ buona pratica che vengano effettuati screening da parte di professionisti abilitati (o da insegnanti formati con la consulenza degli stessi) direttamente alla scuola d’infanzia, all’inizio dell’ultimo anno. Questo è utile per mirare le attività del terzo anno in maniera più finalizzata al potenziamento delle competenze più carenti, fermo restando la segnalazione ai genitori e ai servizi sanitari se le difficoltà persistono alla fine dell’anno.


Come affrontare un DSA

Innanzitutto va considerato che, secondo diverse ricerche scientifiche (Searcy, 1988; Wong, 1996) circa l’80% dei bambini con disturbi di apprendimento va incontro a problemi relazionali. Sono bambini meno benvoluti rispetto agli altri compagni, tendono ad avere un minor adattamento sociale ed emotivo, più ansia, depressione e bassa autostima.

Purtroppo è ancora facile sentire di “bambini pigri, svogliati, che non si applicano” senza che sia stata esclusa la possibilità di un DSA.

Date le premesse di cui sopra è evidente che un intervento precoce e mirato può davvero rendere più semplice la vita di bambini che, potenzialmente, hanno tantissimo da dare.

Una volta appurato (con la diagnosi effettuata dall’equipe di neuropsichiatra, psicologo e logopedista) che si tratti di DSA, l’intervento riabilitativo viene effettuato dal logopedista attraverso la ricerca e l’utilizzo di materiale e programmi riabilitativi personalizzati, specifici e mirati. Oltre al lavoro in seduta il bambino dovrà lavorare a casa, con i genitori, e a scuola. L’intervento dovrà quindi essere integrato e continuativo e necessiterà della collaborazione di tutti gli attori presenti e avrà come obiettivi generali:

  • favorire la migliore evoluzione delle competenze in esame, nonostante la presenza di uno specifico deficit
  • fornire strumenti e strategie per poter apprendere attraverso “strade alternative a quella deficitaria”
  • “gestire” nel modo migliore la situazione di difficoltà
  • evitare che si sviluppino altre forme di disagio

 

Bibliografia e siti utili:

Deglutizione deviata (o atipica)

La deglutizione deviata, più comunemente detta “atipica”, è il permanere di una deglutizione di tipo infantile in età adulta e si  caratterizza per un alterato comportamento neuromuscolare orofacciale. Le conseguenze sono di tipo funzionale ed estetico.

Le cause che portano al permanere di una deglutizione infantile sono molteplici, tra cui:

  • Allattamento al biberon prolungato;
  • Uso del ciuccio prolungato;
  • Svezzamento con cibi solidi ritardato;
  • Abitudini viziate (succhiamento di pollice, lingua o guance, onicofagia, lapisfagia,…);
  • Bruxismo;
  • Respirazione orale
  • Malattie respiratorie (riniti, asma, …);
  • Caratteristiche scheletriche ereditarie;
  • Frenulo linguale corto;
Anche le conseguenze di una deglutizione disfunzionale sono molteplici:
  • Malocclusioni dentali (con recidiva ai trattamenti ortodontici);
  • Squilibri posturali;
  • Alterata crescita del palato ;
  • Alterazioni di tipo estetico;
  • Aerofagia;
  • Difetti di pronuncia;

Riconoscere una deglutizione deviata

La diagnosi e il successivo piano terapeutico vengono di solito effettuate dall’equipe costituita da odontoiatra e logopedista. Alcuni dei principali sintomi sono:

  • Lingua che spinge contro gli incisivi superiori (davanti o lateralmente);
  • Contrazione delle labbra e del muscolo mentoniero;
  • Mancata contrazione dei muscoli masseteri;
  • Morso aperto, respirazione orale, dislalie e altre cause e conseguenze già sopracitate e di facile osservazione.

 

Come affrontare il problema

Una volta effettuata la diagnosi sarà cura dell’equipe multidisciplinare decidere se iniziare con l’ortodonzia, con la logopedia o se affiancare i due percorsi, in base all’età, alla gravità e alle caratteristiche di ogni singolo caso.

Il trattamento logopedico prevede l’eliminazione di abitudini viziate (se presenti) e un piano di terapia miofunzionale del distretto orofacciale, con esercizi molto precisi che dovranno essere ripetuti a casa per fissare a livello del SNC i nuovi movimenti appresi.


 

Bibliografia e documenti utili:

Guida al Trattamento Miofunzionale a cura di FLI Sicilia

Il Dentista Moderno

 

Disturbo Specifico del Linguaggio (DSL)

Il disturbo specifico del linguaggio è un disturbo evolutivo del linguaggio che colpisce circa il 6-8% della popolazione mondiale.

E’ considerato il disturbo ad interesse logopedico più diffuso nella fascia dei 2-6 anni.

Il bambino con DSA è intelligente, non ha problemi di udito o altri deficit particolari (il disturbo è quindi “specifico” in quanto non è collegato o causato da altri disturbi evolutivi del bambino, come ad esempio ritardo mentale o perdita dell’udito).

In base alle sue caratteristiche il disturbo si può dividere in tre macro categorie:

  • Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio
  • Disturbo del linguaggio espressivo
  • Disturbo della comprensione del linguaggio

Quando sospettare un DSL

Il bambino con un disturbo specifico di linguaggio è un bimbo che fatica a comprendere le frasi dell’adulto e che si fa capire male, pur essendo intelligente. Nel bambino di età compresa tra un anno e mezzo e due anni e mezzo si notano difficoltà di comprensione del linguaggio, lentezza nello sviluppo sia di singole parole che di frasi strutturate e un uso limitato del gesto comunicativo.

Quando scatta il “campanello d’allarme”:

  •  Un anno: difficoltà di comprensione (sempre e solo del linguaggio);
  •  Due anni: pronuncia meno di una decina di parole;
  •  Due anni e mezzo: pronuncia meno di 50 parole e non struttura frasi di almeno due parole.

Come affrontare un DSL

E’ importante considerare che è scientificamente dimostrato che il disturbo specifico di linguaggio sia spesso seguito da problemi associati quali le difficoltà nella lettura e nella scrittura, anomalie nelle relazioni interpersonali e disturbi emotivi e comportamentali (Fonte: classificazione ICD-10 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

E’ quindi importante una diagnosi neuropsicologica e logopedica ed un successivo trattamento logopedico tempestivo. La tempestività non deve spaventare un genitore di un bimbo molto piccolo, perché il terapista potrà effettuare un trattamento di tipo “indiretto”, cioè suggerendo ai genitori alcuni metodi di intervento, che dal bambino verranno vissuti come un momento di gioco in totale serenità.


Documenti utili:

Classificazione DSL

Disfonia

La disfonia è un disturbo che impedisce, o disturba, la produzione di una voce fisiologica; può essere causata da problemi organici o scorretta dinamiche funzionali.

Le disfonie funzionali sono le più frequenti e colpiscono i soggetti che fanno un “cattivo”  uso della voce, soprattutto a livello professionale, come i cantanti e gli attori, ma anche gli insegnanti, gli avvocati, i venditori ambulanti, i parrucchieri, …  Sono causate da un uso scorretto di uno o più elementi che concorrono all’emissione vocale (abuso nell’uso della voce, scorretta sinergia tra respirazione e fonazione, tensione muscolare dell’apparato fonico).

Fanno parte delle disfonie funzionali le disfonie infantili, in cui  il bambino gestisce male la propria voce (spesso bambino urlatore, vivace, competitivo). Rispetto a quelle dell’adulto tendono ad essere più trascurate, poichè possono sopraggiungere in un età in cui si molta più attenzione a ciò che il bambino dice non a come lo fa, ma se trascurate possono portare a lesioni organiche come noduli, polipi ed edemi.

Le disfonie organiche si caratterizzano per la presenza di alterazioni morfologiche o neuromuscolari di uno o più organi od apparati implicati nella produzione e nel controllo della voce. Possono essere causate da malformazioni presenti già dalla nascita, cause metaboliche, tumori o infiammazioni che possono alterare le corde vocali (ad esempio con polipi, cisti o edemi), o avere causa iatrogena, come le disfonie conseguenti ad operazioni chirurgiche che interessino l’area laringea o i nervi ad essa deputati (traumi e paralisi delle corde vocali).


Quando sospettare una disfonia

I sintomi di una disfonia variano molto da caso a caso e riguardano sia un’alterazione del suono della voce sia disturbi o sensazioni fastidiose alla gola. Se ci si accorge di essere spesso rochi, che la voce nel corso della giornata tende spesso ad affievolirsi, che l’intensità della voce (il “volume”) non è sempre facile da regolare, è il momento di rivolgersi a un medico foniatra od ORL, che effettuerà dei controlli (indolori) per valutare lo stato di salute delle corde vocali.

Se si fa parte della categoria dei “professionisti della voce” è opportuno controllare lo stato di salute del proprio apparato fonatorio anche in presenza di minimi sospetti, per evitare di entrare in un circolo vizioso in cui la voce dovrà essere emessa con sempre più fatica e stressando sempre di più la laringe, aggravando col tempo il problema.


 Come affrontare un disturbo della voce

Dopo un’accurata diagnosi medica ed eventuali trattamenti prescritti, la figura di riferimento per chi soffre di disfonia è il logopedista. Il logopedista rieducherà  al corretto uso della voce, partendo di solito dalla respirazione, dal rilassamento, dalla consapevolezza propriocettiva e con esercizi mirati e personalizzati diversi da caso a caso. Il logopedista suggerirà, inoltre, buone pratiche quotidiane da applicare alla routine di vita e di lavoro del paziente.


Bibliografia e documenti utili:

Linee guida

Protocollo SIFEL

Pronuncio male una lettera ma sono adulto. Ormai è tardi?

I difetti di pronuncia possono essere affrontati con successo a qualsiasi età!

E’ vero che nell’adulto si tratta di un lavoro più difficile e un pochino più lungo, ma con una bella dose di buona volontà e costanza si possono ottenere grandi risultati.

Se avete problemi specifici o la mia risposta non esaurisce del tutto la vostra curiosità potete compilare il form cliccando qui, vi risponderò in breve tempo senza impegno.

Cosa c’entra la logopedia col dentista?

Il vostro dentista vi ha detto che prima di iniziare con l’ortodonzia dovete andare da un logopedista? Vi state chiedendo cosa c’entri il terapista della voce con gli apparecchi ortodontici?

Ebbene, probabilmente il vostro dentista è un medico affidabile e coscienzioso, e non vuole farvi spendere molti soldi per niente. Nella vostra bocca ci sono degli squilibri muscolari che renderebbero inutile (a distanza di tempo) il lavoro di ortodonzia. La figura di riferimento che si occupa di ripristinare il giusto equilibrio della muscolatura oro facciale è il logopedista, che con una “ginnastica” mirata andrà a correggere le cause dei “denti storti”.

Per saperne di più potete leggere qui oppure contattatemi con l’apposito form cliccando qui: proverò a togliervi ulteriori dubbi senza impegno.

 

Articolo di prova

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Autismo

Il disturbo dello spettro autistico (nuova nomenclatura del DSM V) coinvolge lo sviluppo del bambino su tre aree principali:

  • L’area del linguaggio e della comunicazione;
  • L’area dell’interazione sociale;
  • L’area degli interessi, spesso ristretti e stereotipati.

Diagnosi

La diagnosi di tali disturbi non è semplice, perché in età precoce alcune caratteristiche possono essere presenti anche in assenza di patologia. La diagnosi viene effettuata dal medico neuropsichiatra infantile.

Ci sono dei segnali che possono portare il genitore ad insospettirsi, ed è sempre bene togliersi il dubbio! Anche perché il trattamento precoce da risultati migliori.

A seconda dell’età del bambino il genitore potrebbe notare qualche differenza tra il proprio bambino e i coetanei. Uno studio del 2011 del BSRC indica una serie di caratteristiche che possono essere presenti nei bambini con disturbo dello spettro autistico e che possono insospettire i genitori già a 12 mesi di età:

  • contatto oculare atipico;
  • deficit nella capacità di seguire con lo sguardo oggetti in movimento;
  • difficoltà a disimpegnare l’attenzione da uno stimolo per rivolgerla ad un altro stimolo;
  • assenza di risposte di orientamento a stimoli sonori o al proprio nome, anche se pronunciato da persone famigliari;
  • deficit dell’imitazione;
  • assenza di risposta al sorriso e assenza di sorriso sociale;
  • scarsa reattività;
  • ridotto interesse per gli stimoli sociali;
  • auto-stimolazione sensoriale.
Anche se la diagnosi viene fatta più tardi, è utile rivolgersi al neuropsichiatra per iniziare lo screening precoce che può indicare un rischio per l’emergere del disturbo in età successiva.

I possibili sintomi di autismo nei bambini dai 2 anni in poi riguardano principalmente le tre aree distintive del disturbo stesso (linguaggio, interazione sociale ed interessi)

Per quanto riguarda il linguaggio e la comunicazione:
  • Ritardo o assenza di linguaggio, possibile perdita del linguaggio appreso;
  • Tono di voce atipico, o per ritmo o per intensità (ad esempio urla a sproposito o parla troppo piano);
  • Linguaggio ripetitivo, stereotipato (usa le parole non a fine comunicativo, magari ripetendo dialoghi di film) o ecolalico (ripete le domande invece di rispondere)
  • Non è in grado di combinare parole a formare frasi;
  • Ha difficoltà a comunicare bisogni e desideri;
  • Non comprende semplici istruzioni, richieste e domande;
  • Interpreta ciò che gli viene detto in modo molto letterale (non coglie l’ironia e il sarcasmo).
Per quanto riguarda l’area delle abilità sociali:
  • Non sa come entrare in contatto con altre persone, giocare o farsi amici. In generale non è interessato agli altri;
  • Preferisce non essere toccato, accarezzato o baciato;
  • Non è in grado di fare giochi di finzione (fingere di cucinare, stirare, accudire la bambola, …) non è interessato e non è abile nei giochi di gruppo, non imita gli altri, non usa i giochi in modo creativo;
  • Ha difficoltà a parlare di sé, di esprimere sensazioni, pensieri e bisogni;
  • A volte non risponde se chiamato, sembra non capire quando qualcuno si rivolge a lui.
Per quanto riguarda le difficoltà a livello di comunicazione non verbale:
  • Evita o comunque non ricerca il contatto oculare;
  • Usa espressioni facciali che non sono coerenti con ciò che sta succedendo o con quello che dice (ad esempio: tiene gli occhi chiusi e le mani sulle orecchie dicendo “va bene, va bene!”);
  • Non coglie il significato delle espressioni facciali degli altri;
  • Alcuni stimoli visivi, uditivi, o alcuni sapori e consistenze sono per lui intollerabili o, al contrario, ricercati con insistenza. Ad esempio è molto disturbato da alcuni suoni anche se molto bassi.
Segni e sintomi di comportamenti rigidi e stereotipati:
  • Segue routine rigide (per esempio: insiste per fare colazione o per vestirsi seguendo un rituale preciso) e va in frustrazione se ci sono dei cambiamenti, sia della routine che degli ambienti;
  • Mostra interesse per alcuni argomenti specifici o per alcuni oggetti o giochi, di cui osserva talvolta solo alcuni dettagli in particolare;
  • Impegna molto tempo a sistemare in maniera precisa oggetti o giocattoli;
  • Ripete le stesse azioni o movimenti più e più volte, sia con le mani (sfregarle, batterle, …) sia con il corpo (oscillazioni o dondolii).

 

QUESTI SEGNI E SINTOMI NON NECESSARIAMENTE SONO RICONDUCIBILI ALL’AUTISMO, UN’ATTENTA INDAGINE DIAGNOSTICA POTRÀ’ AIUTARVI A CAPIRE DI COSA SI TRATTA ED EVENTUALMENTE AD INTERVENIRE PRECOCEMENTE

Nella mia pratica lavorativa mi sono confrontata principalmente con bambini e ragazzi affetti da autismo grave, non verbali. Personalmente ho riscontrato grosse soddisfazioni con un approccio comunicativo multimodale (usando codici visivi, gestuali, simbolizzazione grafica dei suoni…), sfruttando tutti i canali potenzialmente adatti, ricorrendo ai sistemi alternativi di comunicazione ogni volta che io, i miei pazienti o le famiglie, abbiamo sentito la necessità di farlo.

Ho avuto degli ottimi risultati utilizzando soprattutto le agende o le strisce visive, le sequenze figurate e lo scambio attraverso le immagini, sfruttando a questo scopo le PECS. La necessità di prevedibilità, di sapere cosa aspetta loro nell’immediato futuro, viene soddisfatta da questi sistemi visivi a immediato riscontro.

E’ un lavoro lungo, svolto sempre in equipe, e col sostegno e la grande collaborazione delle famiglie. Ma è un lavoro che ripaga. Lo scambio attraverso le immagini dà inoltre la grande opportunità ai miei pazienti di poter scegliere (ad esempio tra cosa mangiare o quale gioco fare), di poter esprimere un disagio o un bisogno che altrimenti (spesso) verrebbe espresso con frustrazione, talvolta con agiti aggressivi.


Bibliografia e siti utili: